Regime forfettario agente di commercio: conviene davvero?
16 ottobre 2026 · ReteVenditori

Regime forfettario per agenti di commercio: soglia 85.000 euro, coefficiente 62%, imposta 15% o 5%, Enasarco e INPS. Quando conviene davvero.
Il regime forfettario per l'agente di commercio è una delle scelte fiscali più diffuse tra chi inizia. Tassazione agevolata, contabilità semplificata, niente IVA in fattura. Sembra perfetto. Ma conviene sempre? Dipende dai tuoi numeri. In questa guida vediamo come funziona, con i dati ufficiali dell'Agenzia delle Entrate, e come capire se fa per te.
Questa guida è informativa. La scelta del regime va sempre fatta con il tuo commercialista, sui tuoi numeri reali.
Come funziona il regime forfettario
Il regime forfettario è un regime fiscale agevolato per persone fisiche che esercitano attività d'impresa, arti o professioni. È stato introdotto dalla Legge 190/2014 e modificato più volte.
Il principio è semplice. Non si calcola il reddito sottraendo i costi reali dai ricavi. Si applica ai ricavi un coefficiente di redditività stabilito per legge in base al codice ATECO. Sul reddito così ottenuto si paga un'imposta sostitutiva.
I numeri ufficiali per gli agenti
Soglia di accesso
Secondo l'Agenzia delle Entrate, possono accedere al regime coloro che nell'anno precedente hanno conseguito ricavi o compensi, ragguagliati ad anno, non superiori a 85.000 euro. Se si esercitano più attività con codici ATECO diversi, si considera la somma dei ricavi.
La Circolare 32/E del 2023 dell'Agenzia delle Entrate chiarisce anche le regole di uscita: superando gli 85.000 euro si esce dal regime dall'anno successivo, mentre superando i 100.000 euro in corso d'anno si esce già dallo stesso anno.
Coefficiente di redditività
Gli agenti di commercio rientrano tra gli intermediari del commercio, codice ATECO 46.1. Per loro il coefficiente di redditività fissato dalla legge è del 62%.
Significa che il reddito imponibile è pari al 62% dei ricavi incassati. Il restante 38% è considerato forfettariamente "costo", indipendentemente dalle spese reali.
Imposta sostitutiva
Sul reddito imponibile si applica un'imposta sostitutiva del 15%, che sostituisce IRPEF, addizionali regionali e comunali e IRAP. Per chi avvia una nuova attività, al ricorrere delle condizioni di legge, l'aliquota è del 5% per i primi cinque anni.
Contributi
I contributi previdenziali obbligatori si deducono dal reddito determinato forfettariamente, come indicato dall'Agenzia delle Entrate. Per l'agente questo riguarda in particolare i contributi INPS della Gestione Commercianti. Per il trattamento dei contributi Enasarco, verifica con il commercialista.
Un esempio per capire la logica
Prendiamo numeri tondi, solo per illustrare il meccanismo.
- Provvigioni incassate nell'anno: 50.000 euro.
- Reddito forfettario (62%): 31.000 euro.
- Si sottraggono i contributi previdenziali obbligatori versati.
- Sul risultato si applica il 15% (o il 5% se ricorrono i requisiti di nuova attività).
Il calcolo reale dipende dai contributi effettivamente versati e dalla tua situazione. Ma il punto chiave è chiaro: con il forfettario le spese reali non contano.
Quando il forfettario conviene
Se hai spese reali basse
Se le tue spese effettive sono inferiori al 38% dei ricavi, il forfettario ti "regala" una deduzione superiore a quella che avresti nel regime ordinario. Più le spese reali sono basse, più conviene.
Se sei all'inizio
L'aliquota del 5% per i primi cinque anni, quando spetta, è un vantaggio molto rilevante. Con ricavi ancora contenuti, il risparmio fiscale può essere significativo.
Se vuoi semplicità
Contabilità semplificata, niente registri IVA complessi, adempimenti ridotti. Meno tempo in amministrazione, più tempo sul campo.
Quando il forfettario non conviene
Se hai spese alte
L'agente di commercio ha spesso costi importanti: auto, carburante, autostrade, telefono, pasti, alberghi. Se le spese reali superano il 38% dei ricavi, nel regime ordinario potresti dedurne di più. In questo caso il forfettario può costarti più tasse.
Ricorda che nel regime ordinario gli agenti hanno regole specifiche e più favorevoli sulla deducibilità dell'auto, previste dall'articolo 164 del TUIR. Ne parliamo nella guida alle spese deducibili dell'agente.
Se prevedi di superare la soglia
Se la tua attività cresce rapidamente oltre gli 85.000 euro, uscirai dal regime. Pianificare per tempo evita sorprese.
Se devi investire
Nel forfettario non deduci ammortamenti né acquisti. Se nei prossimi anni prevedi investimenti importanti, ad esempio un'auto nuova, valuta l'impatto.
Se l'IVA conta per te
Nel forfettario non applichi IVA in fattura, ma non detrai nemmeno l'IVA sugli acquisti. Per un agente con molte spese soggette a IVA, questa può essere una perdita.
Forfettario e cause di esclusione
Il regime ha alcune cause di esclusione. Ad esempio, in linea generale, non possono accedere coloro che hanno redditi da lavoro dipendente sopra una certa soglia o che operano prevalentemente nei confronti di datori di lavoro con cui hanno avuto un rapporto di lavoro nei due anni precedenti. Le regole sono dettagliate e cambiano nel tempo: verificale sul sito dell'Agenzia delle Entrate e con il commercialista, soprattutto se passi da dipendente ad agente con lo stesso datore di lavoro.
Come decidere: un metodo in 5 passi
- Stima i ricavi realistici dei prossimi due o tre anni.
- Elenca le spese reali previste: auto, carburante, telefono, trasferte, consulenze.
- Calcola il rapporto spese/ricavi. Sei sopra o sotto il 38%?
- Verifica i requisiti per l'aliquota agevolata del 5%.
- Fai simulare al commercialista entrambi i regimi, con contributi e imposte.
Solo così puoi confrontare il netto in tasca nei due casi.
Il forfettario e i rapporti con le mandanti
Nel forfettario le fatture non riportano IVA. Le mandanti sono abituate a gestirlo. Ricorda però che la ritenuta Enasarco continua ad applicarsi normalmente. Per la ritenuta d'acconto, le regole sono diverse e vanno verificate con il commercialista e comunicate correttamente alle aziende.
Le domande da fare al commercialista
Arriva all'appuntamento preparato. Queste domande ti aiutano a ottenere una valutazione utile:
- Con i miei ricavi e le mie spese stimate, quale regime mi lascia più netto?
- Ho i requisiti per l'aliquota agevolata del 5%?
- Ci sono cause di esclusione nel mio caso specifico?
- Come vengono trattati i contributi INPS ed Enasarco nel mio calcolo?
- Cosa succede se nel corso dell'anno supero la soglia?
- Quanto devo accantonare ogni mese per imposte e contributi?
- Quali adempimenti restano a mio carico e quali gestisce lo studio?
Chiedi una simulazione scritta, con i due regimi a confronto. Conservala e aggiornala ogni anno. È uno strumento semplice che ti dà controllo sulla tua attività e ti evita decisioni prese sull'onda del sentito dire.
Errori comuni
- Scegliere il forfettario solo perché "lo fanno tutti".
- Non considerare le spese reali dell'auto e delle trasferte.
- Dimenticare la soglia di uscita e trovarsi fuori regime all'improvviso.
- Non verificare le cause di esclusione nel passaggio da dipendente.
- Confondere il reddito imponibile con il netto in tasca.
Rivalutare la scelta ogni anno
Il regime fiscale non è una scelta per sempre. Ogni anno, con il commercialista, rivedi ricavi, spese e prospettive. Ciò che conveniva al primo anno può non convenire al quarto. Un agente in crescita, con spese di trasferta importanti, potrebbe trovare più vantaggioso il regime ordinario. Un agente con pochi costi e ricavi stabili potrebbe restare nel forfettario a lungo.
Pianificare con anticipo ti permette anche di gestire meglio la liquidità per imposte e contributi, che nel forfettario si pagano con acconti e saldi come negli altri regimi. Metti da parte ogni mese una quota delle provvigioni incassate: eviterai sorprese a giugno e novembre.
FAQ
Qual è il coefficiente di redditività del forfettario per gli agenti? Per gli intermediari del commercio, codice ATECO 46.1, il coefficiente fissato dalla legge è del 62%.
Qual è la soglia per restare nel regime forfettario? Ricavi o compensi non superiori a 85.000 euro nell'anno precedente. Superando i 100.000 euro in corso d'anno si esce dal regime già nello stesso anno.
Quanto si paga di imposta nel forfettario? Un'imposta sostitutiva del 15% sul reddito determinato forfettariamente, ridotta al 5% per i primi cinque anni per le nuove attività che rispettano i requisiti.
Il forfettario conviene sempre all'agente di commercio? No. Conviene in genere se le spese reali sono inferiori al 38% dei ricavi. Con spese elevate, ad esempio per l'auto, il regime ordinario può essere più vantaggioso.
Nel forfettario si paga Enasarco? Sì. Il regime fiscale non modifica l'obbligo contributivo Enasarco, che continua ad applicarsi sulle provvigioni secondo le regole della Fondazione.
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Fonti
- Agenzia delle Entrate, «Intermediari – Regime forfetario – Che cos'è»: https://www.agenziaentrate.gov.it/portale/regime-forfetario-le-regole-2020-/infogen-regime-forfetario-le-regole-2020-intermediari
- Agenzia delle Entrate, «Reddito e tassazione – Regime forfettario intermediari»: https://www.agenziaentrate.gov.it/portale/schede/agevolazioni/regime-agevolato-forfettario/reddito-e-tassazione-nuovo-regime-forfettario-agevolato-intermediari
- Agenzia delle Entrate, Circolare n. 32/E del 5 dicembre 2023
- Legge 190/2014, allegato 4 (coefficienti di redditività), Gazzetta Ufficiale
Link interni suggeriti
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